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… il foglio di Chartars

Il grande imperatore Federico II  non amava la carta.
Rinnovando un’ordinanza emanata un secolo prima (1145) da re Ruggero ne vietò l’uso dei documenti del regno di Sicilia: come il suo lontano predecessore, non considerava la carta sufficientemente solida e duratura. E se non era buona per gli atti di notai e scrivani, tanto meno poteva esserlo per affidarvi quei capolavori di letteratura che fiorivano alla sua corte.

Eppure in Sicilia la carta era conosciuta da circa due secoli, portatavi dagli arabi che ne avevano carpito il segreto ai cinesi. Nell’archivio di Stato di Palermo si conserva un documento redatto su carta nel 1102, in greco ed arabo, concernente le saline di Castrogiovanni. Nonostante la sfiducia dei due re prima che il secolo del divieto imperiale (1231) finisse, vi erano cartiere in ogni parte d’Italia: dalle falde dell’Etna a Cividale del Friuli. Diffusa in tutta Europa, la carta andava sempre più sostituendo il papiro e la pergamena, ma non era che un lungo avvento. La pienezza dei tempi sarebbe arrivata con le prime xilografie e con la stampa a caratteri mobili. E’ in quel momento che essa diventa, e lo è tuttora, il “supporto del pensiero”.
Lo sarà ancora nel futuro? Video, computers, satelliti, fibre ottiche, arriveranno a soppiantare il foglio di carta, a dare agli scritti e alle immagini la consistenza di un’ombra? Un supporto effimero di luce evanescente? Forse si: è il progresso e a nulla possono valere editti imperiali o recriminazioni nostalgiche. Ciò non toglie che a alcuni di noi oggi questa prospettiva di progresso sembri un incubo da nuovo millennio.
Per dare conforto a queste preoccupazioni nasce Chartars contenitore on-line della carta fatta con antico amore, carte da sfiorare come fossero pregiate stoffe; fogli  solidi, durevoli; i supporti ideali per narrare storie, cantare poesie, celebrare immagini.

In questa grande rassegna trova  particolare  attenzione la carta Washi. Dal 2015 l’UNESCO ha dichiarato l’arte giapponese della lavorazione della carta patrimonio culturale immateriale dell’umanità. L’arte di produrre carta Washi fu introdotta  in Giappone dalla Cina nel 610, portata da un monaco Buddista che ne aveva raccolto i segreti vagabondando per il celeste impero.
Le speciali caratteristiche di questa antica carta e il processo di lavorazione ne fanno un materiale estremamente resistente e duraturo, esistono prodotti di 1000 anni fa perfettamente conservati grazie alla bassa acidità dei materiali, alla robusta fibra contenuta, all’alta assorbenza degli inchiostri e all’alta resistenza dell’umidità e alle muffe.     

Guardandole riecheggiano alla mente le parole di  Paul Valery:

<< In verità, ogni foglio bianco ci dichiara, nel suo essere vuoto, che non c’è nulla di altrettanto bello di ciò che non esiste. Sul magico specchio della bianca distesa, l’anima vede davanti a sé il luogo dei miracoli che si possono far nascere con delle linee e dei disegni. >>

Faccia la sua strada il progresso, e non mancheremo di avvantaggiarcene, ma noi di Chartars sappiamo che proprio tutti questi fogli intonsi  verranno scritti, stampati, disegnati, acquarellati, modellati, amati, perché in noi  ed in chi li userà vive la certezza che la carta resta il miglior supporto del pensiero.

Ivan Pengo