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La tecnica dell’acquerello

Acquerello Silvia Faini

Come funziona la tecnica dell’acquerello? Ce lo siamo chiesto perché anche a noi piacerebbe creare dei lavori coloratissimi, luminosi, brillanti. D’altronde, ci sarà un motivo se questa tecnica pittorica continua ad attirare sempre nuovi artisti.

A noi di Chartars l’acquerello piace così tanto che abbiamo deciso di fare due chiacchiere con un’artista che è riuscita a trasformare la sua passione per questa tecnica in una professione, Silvia Faini.

Un po’ di storia

L’acquerello è una tecnica espressiva con una antichissima tradizione pittorica, si fa risalire addirittura alle pitture rupestri. Ma si è diffusa come forma espressiva soprattutto nel Medioevo, quando i monaci la usavano per realizzare i codici miniati.

A partire dal 1500 alcuni artisti lo usano per realizzare studi sulla natura e sui paesaggi (Albrecht Dürer), studi di animali (Pisanello), studi di guerrieri (Pinturicchio), scene sacre o profane (Rubens, Salvator Rosa).

Nell’Ottocento l’acquerello diviene l’espressione artistica preferita da molti pittori, tra cui William Turner, fino a conquistare nel ‘900 numerosi artisti tra i quali anche i pionieri dell’astrattismo Wassilij Kandinskij e Paul Klee che fanno largo uso di questa tecnica per esplorare le possibilità artistiche di una nuova estetica.

La tecnica dell’acquerello: intervista a Silvia Faini

Ciao Silvia, grazie per il tempo che ci dedichi oggi. Non vediamo l’ora di scoprire come si fa a dipingere un acquerello. Chissà che non riusciamo a diventare artisti anche noi! Ti chiediamo subito di spiegarci come funziona la tecnica dell’acquerello.

Le tecniche base dell’acquerello sono due: bagnato su bagnato e bagnato su asciutto. Nel primo caso, come suggerisce il nome stesso, sia il foglio che il pennello devono essere bagnati. Nel secondo caso, invece, a essere bagnato è solo il pennello. Quindi, nonostante il nome, anche la tecnica dell’acquerello bagnato su asciutto presuppone la presenza dell’acqua.

La tecnica del bagnato su bagnato permette di ottenere degli effetti imprevedibili e suggestivi. Il pennello è libero di muoversi all’interno della pennellata e di esprimere la sua massima creatività. A dettare le regole e a dare un limite al disegno è l’acqua stessa. Questa tecnica dà splendidi risultati ma richiede un’estrema conoscenza dei materiali da parte dell’artista.

La tecnica del bagnato su asciutto si ottiene stendendo il colore con il pennello bagnato su un supporto asciutto. In questo caso si possono modulare l’intensità e il tratto della pennellata. La tecnica del bagnato su asciutto permette di giocare con le intensità a seconda della pressione che si applica sul foglio o della scelta della tinta di base. Produce degli effetti molto più prevedibili e più definiti, dalle pennellate nette.

Si possono applicare poi tante variabili e varianti: si può eseguire la tecnica dell’asciutto su asciutto, usando delle pennellate rade. O la tecnica dell’asciutto su bagnato: su una base bagnata si utilizza un pennello quasi asciutto, caratterizzato dal pigmento di colore più puro. In questo caso l’esplosione di colori è molto più contenuta.

Si possono anche produrre le velature sovrapposte, cioè sovrapposizioni di strati di colori. Si applica sulla carta un primo strato di colore e, una volta che questo è asciutto, si stende sopra un secondo strato di colore e così via, ottenendo delle trasparenze meravigliose.

Anche le sfumature sono un effetto particolare che si ottiene con la tecnica dell’acquerello. Il potere imprevedibile dell’acqua unito all’uso sapiente del pennello permette di creare dei gradienti magici. È possibile decidere cosa disegnare e come realizzarlo ma non si possiede il completo controllo dell’opera. Ed è proprio questa dominanza dell’effetto inimmaginabile dell’acqua a produrre gli effetti più belli. Ecco perché spesso si dice che la tecnica dell’acquerello sia la più difficile da realizzare.

Ci sono dei passi necessari da compiere prima di cimentarsi con l’acquerello?

Il mio approccio è diverso da quello delle scuole e delle accademie. Per me non è necessario che chi studia l’acquerello abbia delle particolari qualità o abbia già studiato pittura in precedenza. Per questo ho creato un percorso di lezioni a cui tutti possono prendere parte. Naturalmente chi ha già sperimentato la tecnica dell’acquerello viene inserito in un gruppo più avanzato. Ed è normale che più si va avanti con il percorso, più gli esercizi diventano strutturati. Ma non ci sono requisiti di base. A volte le persone che non si sono mai avvicinate all’arte in precedenza riescono meglio nell’acquerello, mentre chi ha fatto pittura a olio o acrilico e ha acquisito delle tecniche diverse fa più fatica. L’esperienza di acqua e colore insieme è magica, tira fuori da ciascuno ciò che c’è nel profondo. È come se parallelamente all’acquerello si facesse un lavoro introspettivo.

Io stessa a scuola non sapevo disegnare, pensavo di non essere brava. Poi ho iniziato a fare dei disegni grafici in bianco e nero. Avevo una sorta di timore reverenziale verso il colore. Ma a un certo punto ho comprato i colori e ho iniziato a sperimentare. E sono arrivate le prime soddisfazioni. I miei acquerelli piacevano. Ho iniziato ad avere il primo pubblico. E ho deciso di lanciarmi, tenendo delle lezioni basate su un approccio espressivo, creativo. E quando mi è arrivata da parte di alcuni allievi la richiesta di nozioni tecniche, ho cominciato a studiare per coniugare la creatività alla tecnica. Ed eccomi qui. Continuo a mantenere un approccio libero nei miei corsi, non impongo nulla, l’acquerello che insegno non è sempre un acquerello aderente alla realtà.

Quali sono i materiali necessari per fare acquerello?

La tecnica mi ha appassionato e mi ha portato a conoscere i materiali. Per fare acquerello sono necessari tre materiali: la carta, i pennelli, i colori. Se dovessi fare una classifica, metterei al primo posto la carta, che determina un risultato anziché un altro.

Il tema della carta ci sta particolarmente a cuore. Quali caratteristiche deve avere la carta per acquerello?

Tantissime sono le tipologie di carta per acquerello.

Una prima grande distinzione è tra la carta di cellulosa e la carta di cotone. Quest’ultima è sicuramente più pregiata. Esistono poi delle carte miste con diverse percentuali di cotone, maggiore è la quantità di cotone, migliore è la carta.

All’interno di queste tre famiglie di carta esistono grammature diverse. Per fare acquerello, è consigliabile usare una grammatura minima di 300 gr perché la carta deve riuscire ad assorbire l’acqua senza rovinarsi o scomporsi.

Anche la grana della carta naturalmente influisce sugli effetti. Possiamo distinguere tra grana fine, ruvida e satinata. Ognuna di queste si adatta a un certo tipo di tecnica.

La grana fine è la più versatile, perché ha una texture visibile ma non eccessiva, quindi permette di seguire tante tecniche diverse.

La carta a grana ruvida è indicata per l’acquerello paesaggistico, che è molto fluido, caratterizzato da pennellate gestuali.

La carta a grana satinata è usata maggiormente per l’acquerello botanico, un acquerello di precisione ricco di dettagli.

Cosa diresti a una persona che vuole iniziare a provare la tecnica dell’acquerello?

Di tenere sullo stesso piano creatività ed espressività ma anche degli strumenti per poterle gestire e ottenere gli effetti migliori. Libertà sì, ma con disciplina!

E concludo dicendo che non è nemmeno vero che sia necessario possedere talento. Se uno ce l’ha, ben venga! Ma quello che conta davvero è la pratica. Il talento è una minima parte dell’opera, sono la sperimentazione, l’esercitarsi con costanza e passione, la pratica quotidiana a fare la differenza.

Dopo quest’intervista, ci è venuta voglia di realizzare un acquerello. Provate a farlo insieme a noi?