Dietro ogni realtà costruita bene c’è sempre una figura che non si vede abbastanza. Nel caso di Chartars, quel nome è Ivan Pengo. Per questo abbiamo deciso di fermarci un attimo e andare oltre il prodotto, oltre il catalogo, per raccontare chi c’è davvero dietro a uno dei progetti più solidi oggi legati alla carta e alla stampa d’arte.
Questa intervista nasce proprio con questo intento: portare dentro il magazine una voce diretta, senza filtri, per far capire da dove arriva Chartars, come si è evoluto e soprattutto quale visione guida ogni scelta. Perché parlare di materiali senza parlare di chi li seleziona, li testa e li vive ogni giorno, rischia sempre di essere superficiale.
Ivan Pengo è il fondatore, ma soprattutto è quello che tiene insieme tutto: esperienza, metodo e direzione. Qui racconta il percorso che ha portato da Il Foglio a Chartars, il ruolo di Milano Printmakers e cosa significa oggi lavorare con la carta in modo serio, in un mercato che spesso va nella direzione opposta.

Lei viene da una tradizione familiare nel mondo della carta — può raccontarci com’era l’azienda originaria e cosa l’ha spinta a trasformarla nella realtà che oggi si chiama Chartars?
Ivan Pengo: Sono cresciuto tra i torchi e l’odore pungente degli inchiostri nella stamperia d’arte e casa editrice di mio zio, Franco Sciardelli. Lì ho capito che la carta non è un contenitore passivo, ma il primo gesto creativo di un artista e che la qualità del risultato non era trattabile. Ho creato prima Il Foglio e poi Chartars, continuando ad approfondire la mia ricerca nelle carte e nei materiali per la stampa d’arte e parallelamente tenendo viva l’attività della stamperia, supportato sempre da figure per me importanti quali Moreno, Sara, Ciro, Vito e tanti altri che nel nostro laboratorio si sono formati. Chartars nasce dalla necessità di traghettare quella sapienza artigianale nel mercato moderno, offrendo non solo un prodotto, ma la competenza tecnica che solo chi ha vissuto e lavorato in stamperia possiede.
Prima di Chartars, l’azienda aveva un altro nome: quando e perché ha deciso di cambiarla e prenderne una nuova identità? Che significato ha per lei questo “passaggio di nome”?
Ivan Pengo: Chiudere Il Foglio nel 2023 per ripartire come Chartars è stato un atto ambizioso e di coraggio, frutto di riflessioni, dettate anche dal momento drammatico e di fermo forzato imposto dalle restrizioni Covid. Abbiamo deciso di acquisire i nuovi e più ampi spazi di Assago per poter proseguire nei nostri intenti in ambienti più idonei e confortevoli. Il nome ‘Chartars’ evoca la materia prima, la carta, ma proietta l’azienda verso una dimensione più strutturata e internazionale, questo passaggio rappresenta il compimento di un percorso: da ditta individuale a realtà srl che ambisce a diventare il punto di riferimento per chiunque cerchi l’eccellenza. È un’identità che parla di continuità, ma con un linguaggio nuovo, capace di dialogare con le nuove generazioni di stampatori, artisti, illustratori e creativi interagendo con scuole ed accademie d’arte pubbliche e private.
Quali valori e tradizioni familiari ha cercato di preservare, e quali invece ha voluto innovare, durante la transizione verso Chartars?
Ivan Pengo: Dalla mia famiglia ho ereditato l’ossessione per il dettaglio e il rispetto per i tempi lunghi della stampa d’arte, questi valori sono intoccabili. L’innovazione in Chartars, invece, risiede nella “democratizzazione dell’eccellenza”. Abbiamo snellito i processi, potenziato il digitale e aperto il nostro catalogo a mondi diversi, dalla calligrafia al digital fine-art. Innovare per noi significa rendere semplice l’acquisto di carte complesse, supportando il cliente nella scelta tecnica, come farebbe un vecchio mastro cartaio ma con la velocità di oggi.
Come si è evoluto, nel corso delle generazioni, il rapporto con la carta: da materia “industriale / artigianale” a supporto per arte, creatività e stampa fine-art?
Ivan Pengo: Il rapporto con la carta è profondamente mutato. Se un tempo era un bene industriale quasi invisibile, oggi nell’era del digitale la carta ha subito una nobilitazione: è diventata una scelta etica e materica. In Chartars la consideriamo come un supporto vivo che deve rispondere a sollecitazioni fisiche diverse, che sia l’acqua dell’acquerello o la pressione di un torchio calcografico. La carta è l’elemento che trasmette l’emozione tattile che un monitor non potrà mai restituire, non un semplice supporto neutro ma il complice perfetto dell’esito creativo.

Che ruolo gioca oggi Milano Printmakers all’interno di Chartars, e che tipo di comunità o ambiente creativo si è formato grazie a questa associazione interna?
Ivan Pengo: Milano Printmakers non è un’entità separata da Chartars, è la sua anima sociale e sperimentale. La nostra missione è tutelare e promuovere la stampa d’arte nelle sue forme come patrimonio, sottraendola all’oblio. All’interno dei nostri spazi abbiamo creato una sinergia unica in Italia: convivono un grossista, la stamperia d’arte e il centro didattico. Questa associazione ha generato una comunità vibrante dove maestri incisori, giovani creativi ed artisti affermati si scambiano esperienze e segreti. È un laboratorio permanente dove la carta che vendiamo viene ‘stressata’ e trasformata in arte, creando un circolo virtuoso di conoscenza, con l’impegno primario di fare rete con le comunità di printmakers nel mondo.
Come selezionate le carte e i materiali da proporre ai vostri clienti — che si tratti di stampa d’arte, disegno, acquerello, calligrafia o digital fine-art — per garantire qualità e coerenza con la vostra identità?
Ivan Pengo: Non selezioniamo i materiali basandoci su logiche puramente commerciali la nostra selezione è rigorosa perché nasce dall’uso quotidiano dei materiali in stamperia ed è guidata sempre da anni di esperienza nel settore. Ogni carta, ogni inchiostro o qualsiasi altro materiale che proponiamo è rigorosamente testato da noi. Se uno qualsiasi di questi materiali non ci convince, non finisce sugli scaffali di Chartars. La coerenza con la nostra identità sta proprio in questo: offriamo solo ciò che garantisce una durata nel tempo e una resa estetica impeccabile, mantenendo fede alla promessa di qualità che faceva mio zio decenni fa.
Guardando al futuro: come vede l’evoluzione di Chartars e Milano Printmakers nei prossimi anni? Ci sono nuovi progetti, servizi, collaborazioni o direzioni che vorrebbe perseguire?
Ivan Pengo: Oggi l’arte contemporanea è definibile ibrida. Milano Printmakers e Chartars affrontano questa sfida con l’apertura mentale di chi guarda con fascinazione gli artisti che utilizzano ogni strumento o tecnica che questo periodo mette loro a disposizione, per la realizzazione delle proprie idee, passando senza indugio dalla matita al computer ad una macchina per il taglio laser e ritornando poi magari al torchio calcografico manuale.
Non vediamo gli strumenti digitali come nemici, ma come nuove possibilità espressive che richiedono supporti altrettanto nobili, esattamente come quelli tradizionali. Organizziamo workshop che mescolano linguaggi diversi proprio per dimostrare che la tradizione non è un museo polveroso, ma una base solida su cui costruire nuove estetiche. L’attenzione al materiale è la nostra risposta alla velocità del consumo moderno: proponiamo supporti e creiamo oggetti destinati a restare.
Vedo Chartars e Milano Printmakers come un polo attrattivo per la grafica d’arte a livello europeo. L’evoluzione naturale sarà l’espansione dei servizi di consulenza personalizzata per gli artisti e lo sviluppo di residenze d’artista che possano sfruttare le nostre carte e i nostri torchi. L’interesse è che i nostri spazi diventino un luogo dove la carta si studia, si tocca e si trasforma, portando la nostra esperienza anche all’estero attraverso collaborazioni con accademie e istituzioni e continuando nell’impegno che ci siamo assunti, con le antenne tese a captare e scommettere su nuovi affascinanti progetti.

Cosa direbbe a un giovane artista o creativo che si avvicina oggi alla carta come mezzo espressivo — e che pensa di rivolgersi a Chartars per materiali e supporto?
Ivan Pengo: A un giovane direi di non lasciarsi intimidire dalla nobiltà della carta. Molti pensano che certi materiali siano ‘troppo’ per loro. Usare una carta di qualità non è un lusso, è un modo per rispettare il proprio lavoro. Chartars esiste proprio per offrire i mezzi migliori fin dall’inizio. Noi siamo sempre disponibili per un consiglio, è possibile chiamarci o venirci a trovare non solo per comprare, ma per capire meglio la differenza tra una carta e l’altra potendo scegliere tra un vasto panorama di carte pregiate nazionali, europee ed asiatiche con un focus particolare sulle carte Giapponesi (Washi). Il vostro talento merita un supporto che lo esalti, non che lo limiti.
Qual è il “sogno” più ambizioso che ha per l’azienda e per Milano Printmakers — quello “ideale”, senza limiti — e cosa serve per realizzarlo?
Ivan Pengo: Il sogno è abbattere definitivamente le pareti tra vendita, arte e formazione, attraverso un luogo fisico che permetta la coesistenza fluida tra il commercio specializzato di Chartars e l’attività artistica e didattica di Milano Printmakers. Il sogno richiede radici solide e una spinta collettiva, la forza di una rete di persone (artisti, studenti, appassionati) che riconosca nella stampa d’arte un mezzo di espressione ancora d’avanguardia. Per raggiungerlo bisogna essere mossi da curiosità instancabile con la volontà di non considerarsi mai arrivati, continuando a testare nuovi materiali, nuove carte e nuove metodologie di stampa, facendo rete con la comunità che crede che il futuro dell’arte passi anche ed ancora, attraverso un immagine restituita dalla pressione di un torchio su di un foglio adagiato su di una matrice.
















